Per una democrazia fondata sulla conoscenza

La Fondazione Klaus Tschira sostiene la cooperazione nella ricerca sulle scelte tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale

09.09.2026
Rebecca Ruetten

Un progetto di collaborazione nella ricerca, finanziato dalla Fondazione Klaus Tschira, si occupa di come le persone possano prendere decisioni corrette in un mondo sempre più complesso.

Come si possono prendere decisioni valide in un mondo sempre più complesso? A questa domanda è dedicata una collaborazione di ricerca finanziata dalla Fondazione Klaus Tschira. Ne fanno parte l’Istituto Max Planck di Geoantropologia di Jena, l’Arizona State University e la Fondazione Alexander von Humboldt.

Al centro dell’attenzione vi sono sfide sociali quali l’urbanistica, l’approvvigionamento idrico o la transizione energetica. In questi ambiti si intrecciano molteplici interessi. Allo stesso tempo, cresce la mole di dati e informazioni. Spesso sembra quasi impossibile trovare una via comune.

Il progetto intende quindi sviluppare strumenti digitali e formati di incontro che aiutino le persone a orientarsi nelle complesse questioni dell’Antropocene. Con il termine “Antropocene” i ricercatori indicano l’era geologica in cui l’uomo influenza in modo determinante il pianeta.

Plasmare insieme il futuro

I ricercatori intendono riunire persone con interessi diversi. Le parti interessate dovrebbero partecipare al pari degli esperti e dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima può, ad esempio, assumere la prospettiva di un gruppo che non è rappresentato al tavolo delle trattative. Inoltre, è in grado di elaborare in breve tempo diversi scenari futuri e di mostrare quali conseguenze possono avere determinate decisioni.

Al centro vi sono le sfide della transizione energetica a livello regionale e globale. I ricercatori intendono scoprire in che modo modelli basati sui dati, visualizzazioni intuitive e l’impiego dell’intelligenza artificiale possano favorire il dibattito sociale. Il loro obiettivo è una democrazia basata sulla conoscenza.

L’Istituto Max Planck di Geoantropologia offre i presupposti ideali per questo progetto. L’istituto è stato fondato nel 2022 e studia le cause e le interrelazioni delle molteplici crisi dell’Antropocene.

Il punto di partenza del progetto è il Decision Theater dell’Arizona State University. Lì è stato sviluppato un formato partecipativo che aiuta le persone a sviluppare visioni condivise del futuro e a negoziare soluzioni concrete.

Nuovi strumenti per il futuro

«Si tratta di soluzioni costruttive», afferma il professor Jürgen Renn, uno dei principali ricercatori responsabili del progetto. «Per superare le tensioni del nostro tempo, abbiamo bisogno di nuovi strumenti».

Lo affascina in particolare l’approccio pratico del progetto. Non si tratta di modelli astratti, ma di progetti concreti. Un esempio è un comune del Baden-Württemberg che vuole diventare climaticamente neutrale. Lì si intende rendere visibili i diversi interessi e favorire il dialogo tra le persone.

«Non vogliamo né una semplificazione radicale né il fatalismo», afferma Renn. La scienza deve tradurre e rendere comprensibili i nessi. Solo se le persone ritrovano la sensazione di poter fare la differenza in prima persona, saranno possibili decisioni sostenibili.

Una ricerca scientifica di accompagnamento sta esaminando come questi metodi possano essere trasferiti ad altre regioni. Allo stesso tempo, dovrebbe mostrare come garantire trasparenza e credibilità, soprattutto laddove è coinvolta l’intelligenza artificiale. La divulgazione delle ipotesi e delle basi dati rende i risultati contestabili nel senso migliore del termine: diventano oggetto di discussione, non ne segnano la fine. Se ciò riuscirà, potrebbe anche rafforzare la fiducia nell’azione politica.

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