Europa: leggi contraddittorie minacciano la biodiversità e la sicurezza alimentare
Le leggi dell'UE vanno contro la tutela degli impollinatori, che esse stesse richiedono
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Quando si tratta di proteggere api, farfalle e altri impollinatori, l’Europa si mette da sola i bastoni tra le ruote. I ricercatori mettono in guardia da gravi conseguenze per la biodiversità e la sicurezza alimentare.
Un nuovo documento strategico redatto da otto grandi consorzi di ricerca europei individua rischi per la conservazione delle specie, le funzioni ecosistemiche e la sicurezza alimentare nell’UE e in altre aree, qualora l’Unione non riuscisse ad arrestare il declino degli impollinatori selvatici e a promuovere la loro gestione.
Un ostacolo fondamentale alla protezione efficace degli impollinatori è rappresentato da normative politiche tra loro contraddittorie: la Politica agricola comune e la Strategia per la biodiversità 2030.
Dietro il rapporto c’è un team di 135 ricercatori di spicco, provenienti, tra l’altro, dai settori dell’ecologia, dell’economia, delle scienze politiche e del diritto ambientale. Tra gli autori figurano il professor Ingolf Steffan-Dewenter e Jie Zhang della cattedra di Zoologia III (Ecologia animale e Biologia tropicale) presso il Biozentrum dell’Università di Würzburg.
Il documento strategico è stato pubblicato sulla rivista specializzata «Advances in Pollinator Research». Esso evidenzia che, sebbene l’UE abbia ufficialmente dichiarato la tutela degli insetti come obiettivo, non persegue una linea coerente. Mentre alcune disposizioni richiedono la conservazione della natura, altre promuovono l’agricoltura intensiva e l’uso di pesticidi.
Perché gli impollinatori sono fondamentali per la sopravvivenza dell’umanità
La tutela degli insetti va oltre le semplici preoccupazioni degli amanti della natura. È una questione di sicurezza economica e sanitaria: se gli impollinatori scomparissero, l’approvvigionamento alimentare sarebbe a rischio.
I dati dei ricercatori sono inequivocabili: dall’80 al 90 per cento di tutte le piante selvatiche e il 75 per cento delle principali colture necessitano dell’aiuto degli insetti per l’impollinazione. Senza di loro non ci sarebbero quasi più frutta, verdura e noci. Già oggi, a livello mondiale, manca dal 3 al 5% delle colture alimentari perché in molte regioni non ci sono più abbastanza impollinatori.
Anche dal punto di vista finanziario, la perdita degli insetti avrebbe conseguenze gravi. Si stima che una mancata impollinazione costerebbe all’Europa circa 24 miliardi di euro all’anno.
«Dobbiamo renderci conto che la tutela degli insetti è un investimento necessario per il nostro stesso futuro», afferma Ingolf Steffan-Dewenter. «Si tratta di preservare i presupposti fondamentali per una società stabile, un’alimentazione sana ed ecosistemi intatti. Non possiamo permetterci di restare inerti».
Gli insetti rischiano una morte a mille tagli
Gli autori del documento strategico chiedono di colmare il divario tra conoscenze scientifiche e azione politica. Essi individuano diversi fattori che mettono contemporaneamente a dura prova gli insetti:
• l’uso intensivo del suolo e l’impermeabilizzazione del terreno (che comporta una riduzione degli habitat),
• l’uso di pesticidi (prodotti fitosanitari), il rilascio di microplastiche e altre sostanze nell’ambiente,
• l’eccesso di azoto nell’ambiente (la concimazione eccessiva riduce la biodiversità),
• e il cambiamento climatico, nonché gli episodi di caldo e siccità.
Gli esperti parlano di «morte per mille tagli», poiché molti fattori di stress diversi si sommano fino a costituire un pericolo mortale.
Un altro problema, secondo loro, è il «punto cieco» della politica: le leggi si concentrano spesso sulle api e sulle farfalle diurne. Tuttavia, nelle normative si trascura spesso il fatto che anche le falene, i coleotteri, le mosche e – nei territori d’oltremare dell’UE – persino i pipistrelli svolgono un ruolo importante nell’impollinazione.
Soluzioni e prospettive: cosa deve cambiare
I risultati delle ricerche condotte dalla JMU e da altri istituti evidenziano la necessità di un cambiamento di sistema. La politica deve evolversi ulteriormente nella direzione di considerare la biodiversità come parte integrante della resilienza sociale, economica ed ecologica.
Il documento strategico formula 15 raccomandazioni in tre ambiti centrali per invertire la tendenza alla diminuzione degli impollinatori:
1\. Normativa uniforme: gli obiettivi politici devono essere coordinati tra loro. Non è ammissibile che si pianifichino misure di tutela degli insetti, ma che allo stesso tempo si incoraggi l’uso di sostanze chimiche nocive attraverso le sovvenzioni.
2\. Rafforzare la formazione: nelle professioni legate all’agricoltura, alla pianificazione del territorio e all’urbanistica, è necessario consolidare maggiormente la conoscenza delle esigenze degli insetti.
3\. Collaborazione sul campo: l’agricoltura, l’apicoltura e le associazioni per la tutela della natura devono essere coinvolte fin dall’inizio nella pianificazione delle misure di protezione, affinché queste funzionino nella pratica.
Informazioni sugli autori
Gli autori del documento strategico rappresentano otto grandi consorzi di ricerca finanziati dall’UE: Butterfly, VALOR, PollinERA, WildPosh, AGRI4POL, ProPollSoil, RestPoll e Safeguard. Tutti si occupano di tematiche relative all’impollinazione.
Ingolf Steffan-Dewenter coordina il consorzio Safeguard, che studia le cause della scomparsa degli impollinatori e le relative ripercussioni ecologiche, economiche e sociali. I partner del consorzio elaborano linee guida gestionali e politiche per la protezione degli impollinatori selvatici.
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