Un minuscolo batterio dall’enorme impatto

L’acido vaccenico prodotto dai batteri intestinali attiva un recettore che contrasta il fegato grasso e l’iperglicemia

21.09.2026
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I ricercatori dell’Università di Costanza hanno dimostrato a livello molecolare come i batteri presenti nell’intestino umano influenzino l’intero organismo. Tra le altre cose, possono abbassare i livelli di zucchero nel sangue e ridurre la steatosi epatica.

Da diversi anni ormai è disponibile un’ampia gamma di prodotti da banco studiati per avere un effetto positivo sul microbioma intestinale. Questi promettono una maggiore diversità batterica nel tratto digestivo e, di conseguenza, un miglioramento dello stato di salute generale. Allo stesso scopo, i medici prescrivono farmaci mirati a ripristinare l’equilibrio microbico intestinale, ad esempio in seguito a un trattamento antibiotico. Ma perché il microbiota intestinale ha un impatto così profondo sull’intero organismo? Thomas Brunner, professore di farmacologia biochimica, e la biologa Anna Pia Plazzo dell’Università di Costanza si sono proposti di rispondere a questa domanda. Insieme al loro team, hanno recentemente scoperto che i batteri intestinali e i composti da essi prodotti – che entrano nella catena alimentare anche attraverso i ruminanti – innescano processi biologici che il corpo umano da solo riesce ad attivare solo con difficoltà. Essi contribuiscono a sopprimere l’infiammazione e potrebbero anche avere effetti benefici sulla steatosi epatica.

Nella sua ricerca, Brunner ha studiato uno specifico fattore di trascrizione, il recettore nucleare LRH-1/NR5A2. Questo recettore svolge un ruolo importante nella regolazione delle malattie infiammatorie e metaboliche e influenza anche lo sviluppo dei tumori. Tuttavia, per svolgere le sue funzioni, deve prima essere «attivato». Tale attivazione avviene quando molecole specifiche, note come ligandi, si legano al recettore. Più di due decenni fa, i ricercatori hanno scoperto che il recettore LRH-1 è presente anche nell’intestino e nel fegato. Tuttavia, il ligando responsabile della sua attivazione rimaneva sconosciuto. Ciò ha sollevato un’importante domanda: cosa attiva l’LRH-1 in questi organi?

«Per molti recettori nucleari, i ligandi necessari sono noti, come ad esempio gli ormoni tiroidei. Questi recettori possono essere regolati o attivati in modo specifico. L’LRH-1, tuttavia, non ha un ligando chiaramente definito prodotto dall’organismo. E se non proviene dall’organismo stesso, la fonte è probabilmente un altro abitante dell’intestino: la sua comunità batterica», spiega Brunner. 

Attraverso una serie di esperimenti e analisi, lui e il suo team hanno infine scoperto che i batteri probiotici producono effettivamente molecole che agiscono come ligandi per il recettore LRH-1. La sostanza chiave in questione è l’acido vaccenico, che tuttavia non è naturalmente presente nel corpo umano. «L’acido vaccenico è prodotto dai batteri che vivono nei ruminanti. Durante il processo di ruminazione, i batteri generano questo acido grasso, che viene successivamente distribuito in tutto il corpo dell’animale, compresi il tessuto muscolare e il latte. Quando consumiamo alimenti come carne e latticini provenienti dai ruminanti, l’acido vaccenico raggiunge il nostro intestino, dove può continuare a esercitare i suoi effetti benefici», spiega Brunner.

Ulteriori esperimenti sui topi hanno rivelato che l’acido vaccenico può migliorare una serie di parametri relativi alla salute. Nei test, i livelli di zucchero nel sangue e di lipidi ematici sono diminuiti in modo significativo e una condizione preesistente di fegato grasso è migliorata. «La somministrazione di acido vaccenico ha in definitiva un effetto terapeutico sull’intero metabolismo dell’organismo, poiché attiva il fattore di trascrizione LRH-1», afferma Brunner, riassumendo i risultati.

Per la prima volta, i ricercatori hanno identificato un ligando batterico in grado di attivare il fattore di trascrizione LRH-1. Tuttavia, secondo Brunner, il loro studio illustra molto di più: «Uno squilibrio nel microbioma intestinale può avere un impatto enorme sull’intero organismo. «La nostra ricerca mostra, a livello molecolare, come un microbioma intatto rilasci sostanze che regolano i processi fisiologici nell’organismo e influenzano così positivamente il metabolismo complessivo.»

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