Prospettive meno rosee per la Germania come polo di ricerca

«L’industria chimico-farmaceutica vuole uscire dalla crisi puntando sull’innovazione. Il problema non è la volontà, ma la Germania come sede produttiva.»

27.08.2026
VCI / Thomas Lohnes

Da sinistra a destra: Ulrike Zimmer, responsabile del settore Scienza, Tecnologia e Ambiente presso il VCI, nonché amministratrice delegata del Fondo dell’Industria Chimica (FCI). Thomas Wessel, presidente della commissione Ricerca, Scienza e Istruzione del VCI.

Per l’industria chimico-farmaceutica l’innovazione rimane la chiave per uscire dalla crisi. La disponibilità a investire in ricerca e sviluppo (R&S) rimane elevata e le aziende puntano su un forte orientamento alla ricerca: nel 2025 i budget destinati alla R&S nel settore ammontavano a quasi 16 miliardi di euro. Tre quarti delle aziende sviluppano nuovi prodotti e processi. Circa il 7% del loro fatturato viene reinvestito in R&S. È quanto emerge dai dati pubblicati dall’Associazione dell’industria chimica (VCI).

Per l’anno in corso, tuttavia, le prospettive si fanno più cupe: secondo i dati del VCI, il 29% delle aziende chimiche e farmaceutiche prevede una contrazione delle spese di R&S in Germania. Solo poco meno di un’azienda su cinque prevede un aumento dei budget nella sede nazionale. I piani per l’estero risultano invece nettamente più positivi: in questo ambito, il 41% delle aziende intervistate prevede un aumento dei budget.

Thomas Wessel, presidente della commissione Ricerca, Scienza e Istruzione del VCI, sottolinea: «L’industria chimico-farmaceutica vuole uscire dalla crisi puntando sull’innovazione. Il problema non è la volontà, ma la Germania come sede operativa».

Mentre le aziende proseguono il loro percorso di innovazione, la Germania come sede operativa è sottoposta a una pressione sempre maggiore. Molti paesi stanno recuperando terreno a ritmo sostenuto. Ciò è evidente, ad esempio, dai loro budget di R&S in crescita. La quota dell’industria chimico-farmaceutica tedesca sulla spesa globale in R&S è invece destinata a diminuire dal 6,5% (2010) al 4,2% (2025).

A ciò si aggiunge, secondo la VCI, il fatto che altri paesi considerano ormai da tempo la ricerca, lo sviluppo, la produzione e la sede come un tutt’uno. Di conseguenza, la concorrenza globale non solo diventa più agguerrita, ma assume anche un carattere più strategico, così l’associazione descrive l’evoluzione nella competizione internazionale per le migliori condizioni di ricerca, sviluppo e produzione delle sedi.

La Cina, in particolare, persegue una strategia di innovazione chiaramente orientata all’industria. Questo successo si riflette in modo impressionante nei dati: la quota delle domande di brevetto a livello mondiale nei settori chimico e farmaceutico è quasi quadruplicata dal 2010 al 2024. La Cina si colloca così al secondo posto dopo gli Stati Uniti, davanti a Giappone, Corea del Sud e Germania. «Il trasferimento dalla ricerca alla commercializzazione è garantito attraverso diversi canali. L’intero processo è affiancato da un programma proattivo per la tutela della proprietà intellettuale», spiega Wessel illustrando la tendenza cinese.

Un polo di innovazione ha bisogno di un grande slancio

Il VCI chiede quindi che la visione strategica venga integrata nel pensiero e nell’azione politica e che si acceleri notevolmente il ritmo per commercializzare le idee di ricerca e aumentare la competitività della Germania. «La concorrenza non conosce tregua», sottolinea Wessel, e aggiunge: «Tutti gli sforzi delle imprese devono trovare condizioni quadro politicamente sostenibili. Non si tratta di piccole correzioni, ma di una scelta di direzione per la Germania come polo dell’innovazione e della volontà di attuare riforme fondamentali. Si tratta di un grande salto in avanti. La Germania deve avere il coraggio e la volontà di essere un Paese che rende possibili, accelera e accoglie le innovazioni.

Wessel definisce il pacchetto di riforme del governo federale un primo passo. Esorta tuttavia a correggere le politiche contraddittorie, come ad esempio il pacchetto di risparmi nel settore sanitario, che indebolisce massicciamente il polo farmaceutico. Inoltre, l’agenda per l’industria chimica e l’alta tecnologia, la piattaforma nazionale per le biotecnologie e la futura strategia per il settore farmaceutico e delle tecnologie mediche devono essere coordinate tra loro e integrate in una strategia di innovazione coerente. A tal fine, l’Agenda Chimica 2045 deve definire le linee guida di politica industriale, affinché il potenziale dei settori chimico, farmaceutico e biotecnologico si traduca in creazione di valore e produzione competitive. «Occorre una gestione interministeriale, un finanziamento affidabile, l’integrazione nelle riforme sociali ed economiche e una politica prevedibile», sottolinea Wessel.

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