I PFAS presenti nei farmaci possono spesso essere sostituiti con alternative

L'87% dei farmaci per uso umano contenenti PFAS ha già alternative prive di PFAS

02.07.2026
Thomas Kunz / University of Freiburg

Uno studio condotto dall’Università di Friburgo per conto dell’Agenzia federale per l’ambiente dimostra che molti principi attivi farmaceutici contenenti PFAS possono essere sostituiti con alternative prive di PFAS.

Alcuni farmaci contengono composti alchilici per- e polifluorurati, noti come PFAS, che stanno causando un danno ambientale sempre maggiore a causa dei loro effetti di lunga durata. Un rapporto dell’Università di Friburgo, commissionato dall’Agenzia tedesca per l’ambiente, dimostra che molti principi attivi a base di PFAS utilizzati nei medicinali possono essere sostituiti da principi attivi alternativi. Sulla base dei risultati del rapporto, in futuro i medici potranno privilegiare la prescrizione di medicinali privi di PFAS, laddove ciò sia appropriato dal punto di vista terapeutico.

Una quota consistente dei principi attivi farmaceutici contenenti PFAS utilizzati nella medicina umana e veterinaria potrebbe, a lungo termine, essere sostituita da alternative prive di PFAS. Questa è la conclusione di un rapporto commissionato dall’Agenzia federale tedesca per l’ambiente (UBA) e redatto da un gruppo di ricerca guidato dal Prof. Dr. Michael Müller, docente presso l’Istituto di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Friburgo. Lo studio dimostra che, per l’87% dei medicinali per uso umano e il 65% dei medicinali veterinari identificati contenenti strutture PFAS, esistono già principi attivi privi di proprietà PFAS per le stesse applicazioni. Lo studio ha esaminato 111 principi attivi farmaceutici per medicinali per uso umano e 28 per medicinali veterinari classificati come PFAS secondo la definizione dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Inoltre, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che per quasi tutti i restanti medicinali per uso umano sono già in fase di sviluppo alternative prive di PFAS.

«Il fatto che esistano già alternative prive di PFAS per quasi tutte le indicazioni è una chiara dimostrazione che, dal punto di vista farmacologico, la per- o polifluorurazione non è strettamente necessaria», sottolinea Müller. Il presidente dell’UBA, il dott. Dirk Messner, aggiunge: «I risultati dello studio dimostrano chiaramente che la tutela dell’ambiente e l’assistenza sanitaria non devono necessariamente essere in contrasto tra loro. L’industria farmaceutica dispone già di un enorme margine di manovra in questo ambito, a partire dal processo di sviluppo dei farmaci, per ridurre in modo significativo in futuro il rilascio di sostanze chimiche persistenti come i PFAS nei nostri corsi d’acqua e nel suolo».

Risultati chiave per la ricerca farmaceutica

Il rapporto fornisce inoltre spunti fondamentali per la ricerca farmaceutica: nel caso dei principi attivi esaminati, il cui meccanismo d’azione è noto, il contenuto di PFAS non è responsabile dell’effetto medico desiderato. La per- e polifluorurazione viene utilizzata in farmacologia per migliorare la stabilità e la distribuzione dei principi attivi all’interno dell’organismo.

Tuttavia, sono proprio queste proprietà a rendere tali sostanze difficili o impossibili da degradare in natura e, una volta espulse dall’organismo umano, a rappresentare un carico per gli ecosistemi. Qui possono accumularsi negli organismi viventi e degradarsi in prodotti di trasformazione problematici e persistenti, come l’acido trifluoroacetico (TFA). Il TFA non si degrada nell’ambiente, viene trasportato dal ciclo idrologico ed è considerato tossico per la riproduzione. Secondo la relazione degli esperti, oltre l’80 per cento dei principi attivi PFAS esaminati può degradarsi in TFA. Non sussiste alcun rischio immediato per i pazienti derivante dai medicinali contenenti PFAS, poiché questi vengono sottoposti a test approfonditi per individuare potenziali rischi per la salute umana prima di essere autorizzati.

Dati per alternative ai medicinali più rispettose dell’ambiente

I medici possono avvalersi di queste nuove scoperte per dare priorità alla prescrizione di medicinali privi di PFAS – in particolare quando si avvia un nuovo paziente al trattamento – purché ciò sia appropriato dal punto di vista terapeutico. Per facilitare la ricerca di alternative prive di PFAS, l’UBA sta integrando i nuovi dati nell’Indice farmaceutico ambientale, consentendo così ai farmacisti di individuare medicinali più rispettosi dell’ambiente. Per le aziende farmaceutiche impegnate nella ricerca, la pubblicazione rappresenta un chiaro stimolo a tenere conto dell’impatto ambientale delle sostanze per- e polifluorurate sin dalle prime fasi dello sviluppo dei farmaci.

Implicazioni per la legislazione dell’UE

I risultati sono rilevanti anche nel contesto della normativa europea sui PFAS: l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) sta attualmente pianificando la valutazione scientifica finale di una proposta di restrizione a livello UE sui PFAS. Sulla base di tale valutazione, che dovrebbe essere completata entro la fine del 2026, la Commissione europea dovrebbe presentare un corrispondente progetto di proposta legislativa nel 2027. Ad oggi, i principi attivi farmaceutici sono stati esentati dalla restrizione prevista in quanto considerati essenziali. Il rapporto degli esperti suggerisce ora che in molti settori siano disponibili alternative più rispettose dell’ambiente a questi principi attivi e che, nello sviluppo di nuovi medicinali, si debba prestare maggiore attenzione alle caratteristiche ambientali.

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